Cattivi Film

Non parlarmi

Come sempre siamo dei gran ritardatari.

E delle prime donne.

Amiamo parlare delle cose soltanto quando la polvere dei mass media si è posata e tutti nella stanza hanno detto la propria; ma ora tocca noi parlare del film evento dell’inverno 2023.

Credo che in Italia sia arrivato con un intero anno di ritardo perché IMDB me lo da come film del 2022, ma credo anche che di questo film resterà nella memoria soltanto la musica, l’ipnotica “le Monde” di Richard Charter.

Lo consiglierei?

In tutta onestà: sì.

Lo consiglierei per la bellezza visiva, perchè quello che deve far paura fa paura, perchè la recitazione è incantevole e perché è una dolce discesa in un piccolo inferno buio pieno di adolescenti che patiscono o che ridono fino a sentirsi male.

Ma è un bel film?

Cazzo no!

Non definirei “un bel film” Talk to me, tutt’altro.

Questa pellicola non rispetta un solo patto narrativo dall’inizio alla fine, non da alcuna risposta, non racconta nulla, la morale lascia alquanto a desiderare per efficienza e non lascia nulla se non un senso di profondo fastidio, e non di quel tipo di fastidio da denuncia emotiva o da repulsione a cui un amante dell’horror è abituato, no, l’impressione che da questo film è che i due registi di cinema non ne sappiano nulla e che il pubblico lo abbia apprezzato proprio come un pubblico acerbo apprezza ciò che è al proprio livello celebrale.

La storia credo tu la sappia già: un branco di adolescenti australiani trova la mano mummificata di una strega che da visioni di morte e la usa come si usa una qualsiasi tipo di droga potente, ovvero portandola alle feste e facendoci sballare, e divenire dipendenti, tutti i tuoi amici.

La cosa poi degenera, il fratellino dodicenne di uno dei ragazzi la prova entrando in stato di coma, la sorella maggiore nel tentativo di salvarlo ci rimane secca.

Fine.

La prima metà del film procede bene, lascia perplessi, ma procede, anche se non in una direzione ben definita; brancola un po’ nel buio questo film, ma nella prima ora e mezza riesce a dare l’impressione di saper cosa sta facendo, di avere una storia da raccontare e non di star mostrando solamente un misero scenario.

Talk to me fa un po’ come i ragazzini che si mettono in testa di fare una cosa da grandi che non gli riesce ma sono determinati a mantenere l’autocontrollo e, soprattutto, a fingere che stia andando tutto bene fin prima di cadere rovinosamente in una buca e spezzarsi tutte le ossa.

Immagino che sia nello spirito dei registi: due youtubers scavezzacollo che hanno fatto soldi e gloria con video in cui si lanciavano giù dalle scarpate a bordo di un carrello della spesa rubato.

Ma poi la seconda metà è come uno specchio che va in frantumi; non c’è una reale trama, o almeno non ce ne è abbastanza da poter essere definita tale, solo un misero canovaccio che non si prende la briga di dare alcun tipo di risposta e nemmeno qualche domanda su cui riflettere.

Io ho provato a credere che si trattasse di una metafora come fu “It follows” con l’AIDS, ho provato fino all’ultimo a vederci una denuncia contro l’uso delle droghe di cui gli australiani vanno tanto ghiotti e che hanno sterminato mezza popolazione indigena, ma no, purtroppo non lo è, è solo lo spaccato di alcuni adolescenti che fanno cose estreme per uscire dal disagio adolescenziale, ma non i grandi stati depressivi adolescenziali di cui tanti film più grani e migliori hanno parlano tanto nei decenni come le paure, le ansie e il profondo disagio che portano la crescita; il disagio di questi ragazzini è la noia e, in tutta sincerità, se tu ti annoi e vai a farti investire da un’auto perchè solo l’idea di fare cose belle e istruttive come aprire un libro o imparare un’attività o un’hobby ti schifano bhè… non verrò a mettere una rosa sulla tua tomba, è più probabile che avvisi i Darwin awards.

Sinceramente Talk to me non riesce a denunciare o mostrare proprio niente se non un branco di deficenti che rappresentano solo una piccola fetta della torta, quella degli adolescenti senza cervello e senso di autoconservazione.

Mostra un’importante verità verso cui varrebbe la pena per gli adulti girare la testa?

No.

Gli adolescenti sono fragili creature che avrebbero bisogno di ascolto e sostegno da parte degli adulti altrimenti vanno a cacciarsi in ogni sorta di guai?

Sì, certo, come tutti i ragazzini di tutte le epoche storiche; negli anni ’90 ci si faceva di eroina, nei ’60 si fuggiva di casa e ancora prima ci si arruolava nell’esercito o ci si sposava con un esponente della tribù rivale.

I ragazzini cercano ascolto e conforto e andrebbero protetti ed amati da sempre, sono solo i modi in cui cercano di farcelo capire a cambiare.

Ma purtroppo questo film non è destinato agli adulti, e quindi anche questo piccolo, dolce messaggio passerà inascoltato.

Insomma questo film fatto da ragazzi per i ragazzi non fa fare ai loro simili bella figura, non riesce nell’utilizzo dell’esempio negativo e finisce per dire al mondo che la Zed generation è troppo annoiata per essere intelligente e troppo poco intelligente per essere amata e non insegna ad essere migliori o più riflessivi perché, come questi registi dovrebbero ben sapere, non c’è nulla per un ragazzino di più allettante della scritta NON FATELO A CASA!

Avrebbe potuto essere di più, avrebbe potuto dare molto di più, ma alla fine ci troviamo con un teen drama dai gran bei effetti speciali e null’altro.

È una proposta di comunicazione di chi però non ha nulla da dire.

Non stringete questa amicizia, ne rimarrete delusi.

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