Black peoples & black horror

Per rimediare al grosso buco degli ultimi mesi questo mese ho scritto per te ben due articoli.

Ci è stato augurato di vivere in tempi interessanti, e direi l’augurio si è avverato.
Fra i grandi eventi del 2020 (la maggior parte grandiosi ma spiacevoli) che hanno scritto la storia e che i nostri nipoti studieranno a scuola c’è la rivincita del movimento nero. La cultura nera e l’arte in ogni sua forma sono state finalmente sdoganate e il nostro mondo, prima esclusivamente bianco, è stato “invaso” da grandi attori, grandi registi e grandi storie.
Lascia che ti consigli di accoglierli a braccia aperte.
Quattro opere per adesso cavalcano il mio cuore.
In ordine di apparizione c’è il razzismo di dominazione ai giorni nostri, un’epoca dove l’affermazione molto dolce ma tanto naif “ma sono persone come noi” non ha più senso di fronte alla sincera ammirazione per un’etnia bella nell’aspetto, forte nel fisico, veloce nello sport, sensibile nell’arte; una stringa nella corda che compone il complesso razzismo coloniale molto diversa a quella a cui siamo abituati noi, l’invidia e la possessione. Una possessione totale e annichilente che vede la persona nera sì come una persona completa e interessante, degna di stima, ma di mia proprietà.
Complesso vero?
Ghet Out” è un’opera complessa che ci insegna a pensarci due volta quando abbiamo l’istinto di chiedere ad un ragazza congolese “posso toccarti i capelli? Sembrano lana!”

Lo stesso regista e creatore visionario, Jordan Peele, ci ha regalato poco dopo la sua opera più onirica che è stata capita a malapena da un pubblico ormai allievo di un genere di film dell’orrore semplice e concreto, pragmatico; ma “Noi” è, a mio avviso, una gran pellicola.
Da Wikipedia: I Morlock, talvolta italianizzati in Morlocchi, sono una delle due razze in cui si è divisa la specie umana nell’anno 802701, del romanzo La macchina del tempo di H.G. Wells. Sono i lontani discendenti della classe operaia del XIX secolo e vivono nel sottosuolo, dove probabilmente i loro antenati lavoravano.”

Non era facile coglierla, ma ti prego dimmi che ora ti è un pochino più chiaro di cosa parla questo film.

In questa pellicola c’è tantissimo da dire, c’è tutto, l’ingiustizia sociale, la corruzione politica: da Cinematografo.it: “Nulla è casuale, a partire da quel 25 maggio 1986, quando circa sei milioni e mezzo di americani unirono le loro mani (“Hands Across America”) formando una catena umana che attraversò gran parte del paese, toccando le principali città della nazione. Evento che coinvolse anche l’allora presidente Reagan, ideato per supportare le organizzazioni benefiche americane, con il quale vennero raccolti qualcosa come 35 milioni di dollari. Peccato però che ai bisognosi furono ridistribuiti solamente 15 milioni…” il ritrovamento di se stessi, il razzismo e lo schiavismo, l’ipocrisia americana, i demoni personali che ci assalgono nella notte che siamo Noi.

Non meno profondo è il film distribuito da Netflix di Remi Wekes che parla di immigrazione dall’Africa all’Inghilterra, marito e moglie scappano dai demoni solo per ritrovarseli in attesa nella piccola e sudicia casa affidatagli dallo stato. Soli, infreddoliti, poveri estranei e obbligati all’immobilità totale dovranno affrontare una strenua lotta fra la gratitudine per essere stati accolti, il legame con le tradizioni, la spiritualità macabra della propria terra e le posate di latta dei cibi precotti.

Erano anni che non vedevo un film con un tema tanto nuovo, tanto alieno, tanto contemporaneo, tanto toccante; una fotografia che meriterebbe l’Oscar.
His House”, sulla grande N.

E infine c’è una serie; sempre edita Netflix, che dovresti DAVVERO vedere.
La prima mini serie distribuita nel mondo bianco dall’Africa.
Ora dimmi che non sei almeno un pochino curioso.
Sakho & Mangane” andrebbe premiata e vista anche solo perché è una serie pioniera, una miniserie poliziesca investigativa sull’occulto e l’esoterismo fra le esotiche vie di Dakar.
Otto episodi per una prova attoriale splendida; è impossibile non affezionarsi alla spacconeria romantica e guasconesca dell’ispettore Sakho e a non provare un profondo rispetto ed ammirazione per la tenacia e l’amore per la giustizia di Mangane, e poi el tradizioni, le strade di Dakar, il monumento al risorgimento africano, “Hey, un negro intelligente!” “Hey! Un bianco che non è caduto da una nave negriera!” e niente, è bellissimo.

E poi la sigla di apertura che è davvero qualcosa.

Ispirato da “Rush”, ma dall’altra parte dell’oceano.

Finalmente l’orrore non è più solo bianco.

Finalmente la speranza di diventare un popolo multiculturale, colorato ed eclettico si sta avverando.